La ricostruzione tra arte, cultura e tradizioni

Dieci anni dal grande terremoto aquilano

Il 6 aprile 2009 a L'Aquila tutto è cambiato: oggi, a dieci anni di distanza, la memoria e la voglia di rinascere contribuiscono a fare la differenza

Dieci anni dal terremoto, dieci anni dal grande sisma che ha sconvoltol’Aquila e gli Aquilani. Tanto è stato fatto in termini di ricostruzione ma tanto si dovrà fare. Va anche dato atto della complessità della città che è storica, antica, tortuosa, bella ma non facile, che era vissuta in ogni suo angolo anche grazie agli studenti che l’affollavano e che hanno pagato un prezzo altissimo in vite distrutte. 

La ricostruzione è andata a macchia di leopardo, inevitabilmente, secondo esigenze, capitoli di bilancio, aspettative, burocrazia, in un trend che non è riuscito a far ritornare nel centro la vivacità di "prima”. E così i palazzi pubblici, le chiese sono tornate con il loro bianco abbacinante, nuove, che mai erano state ricordate. Però la scuola "Mazzini”, la "Carducci” insieme all’Istituto d’arte non sono tornate funzionali e gli studenti vanno ancora nei prefabbricati: almeno mille di loro non sono mai stati in una scuola vera, quella fatta coi mattoni. E tutto nonostante che siano disponibili finanziamenti ad hoc. Chissà perché! Chissà dove si fermano le pratiche burocratiche. La città non riparte anche perché le "New town”, le case che andavano anche bene nell'emergenza, hanno spostato quasi ventimila aquilani che si sono sparsi nella periferia senza riuscire a far ripartire il centro, senza poter ridare vita vera alla città. 

E poi una domanda: ma ci ritorneranno mai? Non si può dire che non vi sia una operosità costante, che le gru non svettino dappertutto in quello che qualcuno ha indicato come il più grande cantiere d’Italia. Sarà dura per tutti ritornare al "prima del terremoto”: gli inizi ci sono, alcune vetrine hanno ripreso fanno bella mostra di sé. La voglia di ripartire c’è perché per adesso solo il fine settimana ma il "movimento” di giovani e meno giovani si inizia a vedere. 

Ritorneranno? Ma quando! Anche gli uffici pubblici e le scuole, una volta riposizionati nel centro daranno il loro impulso alla normalità: se ne intravedono alcuni segnali ma tutto deve essere accelerato perché si vedono, parimenti, anche le difficoltà.


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